7. Ma tu vulive ‘a pizza?

It’s “golìo”, babe, quella sana ed giustificata voglia che ti assale perchè – almeno una volta a settimana – DEVI mangiare la pizza. Te lo dice il dna napoletano. E non fa nulla che l’ultima volta che ne hai mangiata una a Roma ti sei ritrovato nel piatto un biscotto infornato da un asiatico. La voglia è così tanta che sfidi la sorte, tant’è che l’insegna del locale è una sicurezza: Gennaro.

Come il cane di Pavlov inizi a sbavare e, quando arriva la portata, la saliva cede il posto alle lacrime: una pizza sottilissima e dura che ti fa crollare il mondo addosso. Come cazzo si fa a chiamare pizza ‘sta cosa? “E’ perchè qua a Roma la pizza piace così: sottile e scrocchiarella stesa col matarello. ‘O ssacce, so strane. Ma le nostre a loro non piacciono. La prossima volta fammi dire dal ragazzo che sei tu e te la stendo a mano, come facciamo noi”. Ti ringrazio, Gennà, ma stavolta nun me faccio fa fesso: me la mangio quando torno a casa!

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