Comicon?

Avrei voluto scrivere un post di ringraziamenti post-Comicon ma, ad essere sincero, non ho ancora metabolizzato l’edizione 2015 della fiera. Ho già ringraziato i miei lettori affezionati e i nuovi che mi hanno incontrato quest’anno (e non li ringrazierò mai abbastanza). A questi aggiungo gli amici che mi hanno supportato e sopportato, quelli che sono passati a salutarmi e chi, invece, mi ha portato un caffè, i colleghi della redazione nella quale lavoro che mi hanno sostenuto anche loro, Tuono Pettinato e Roberto Recchioni (poi saprete perchè), la fondamentale presenza dell’Associazione ludica Nave Arcadia e ma soprattutto la mia metà Marcella, che si rivela – come sempre – un aiuto fondamentale.

Dell’evento in sè, come dicevo, non so cosa dirvi. Da un lato ho avuto molte conferme sul mio operato e sulla mia produzione, dall’altro la differente formula organizzativa rispetto allo scorso anno ha destabilizzato un po’ gli andamenti per come eravamo abituati. Ormai partecipo come “piccolo autore” da 5 anni e questa fiera è stata strana. Se è vero che con i biglietti giornalieri ad un prezzo più alto hanno bloccato l’avanzata dei “vaganti”, dall’altro lato hanno reato delle correnti di utenze diversificate per ogni giorno della fiera:

il primo giorno, giovedì; per true believers del fumetto

il secondo, venerdì; per pubblico misto ma tendenzialmente amante della nona arte

il terzo, sabato; pubblico eterogeneo ma essenzialmente interessato a youtubers

il quarto giorno, domenica: per famiglie con bambini

Con ogni probabilità, l’uso del solo abbonamento come biglietto d’ingresso, miscelava meglio questi utenti, rendendo più o meno omogenea l’attività agli stand.

Credo che la questione fondamentale sia che, nonostante il sottotitolo dell’evento sia “Salone Internazionale del Fumetto”, di questo, al Comicon, rimane ben poco. Si tratta di una fiera multimediale, un evento sulla comunicazione in genere, dove la nona arte è relegata ad un’ area ristretta rispetto alla totalità dello spazio allestito. Parliamoci chiaramente: si fa un gran parlare del fumetto, delle (o dei) graphic novel, delle espressioni d’arte, ma la gente non ne legge; non ne ha cultura. Non voglio essere apocalittico nei confronti del new deal della fiera di casa, ma concedetemi un po’ di rammarico per aver visto mutare questo evento culturale al quale sono molto affezionato. Io al Comicon ci sono cresciuto, ci siamo incontrati quando avevo quindici anni, e a giorni ne compio trentadue. Per me è come vedere un amico di infanzia che all’improvviso ti rivela che le passioni pensavi di condividere con lui non gli sono mai interessate. Forse il prossimo anno lo lascerò andare per la sua strada, il Comicon. Probabilmente crescerà con altri quindicenni ai quali un giorno rivelerà che il Tubo gli ha sempre fatto cagare.
Ma forse è troppo presto per parlarne, l’anno prossimo potrei cambiare idea e ritornare nel mio bel gabbiotto nella ZTA.
E alla fine, ho finito per tirare le somme sul Comicon. Domani, se riesco, vi scrivo del trailer di Violet, che era la cosa che mi premeva.

the Marius

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