Lloyd a Napoli: io non ci volevo venire!

L’incontro con David Lloyd a Napoli è stato un fiasco totale.

Cominciamo col dire che la sede dell’incontro non era la Scuola Italiana di Comix – com’era stato pubblicizzato – ma in un locale nei pressi dell’istituto. Il cambio è stato segnalato con opportuna cartellonistica, indicando la strada da percorrere dalla scuola al pub. Nessuna menzione del cambio sul sito ufficiale, che ho visitato io stesso ad ora di pranzo, all’incirca quattro ore prima dell’incontro. Ma vabbè, non badiamo al capello, shit happens, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo.

Entro nel locale, un baretto di mediopiccole dimensioni, gremito di ragazzi e ragazzini, curiosi e fan, con portfolio al seguito, sketchbook o copie di V per Vendetta. Gli unici posti liberi in fondo alla sala, al bancone. Un po’ lontanuccio dal tavolo d’onore, ma va bene uguale, purchè riesca a sentire/vedere il noto disegnatore.

Dopo un ritardo di circa un’ora dall’orario di incontro, le mie distrazioni vengono fugate da un chiacchiericcio improvviso e da un nugolo di telecamere che avanza verso di me. Mentre mi chiedo cosa stia accadendo, mi accorgo che Lloyd è accanto a me, sorseggiando vino. Cazz! Un omino magro e di altezza media, con la classica “gobbetta da disegnatore” . Dava l’idea di essere spiazzato. Divertito, ma spiazzato e imbarazzato. Glielo si leggeva negli occhi. Accetta questo bicchierone di Aglianico con un sorrisetto timido, probabilmente pensando “Mò me ‘mbriaco!”. Un lettore di Advanced Nerds mi chiede “Secondo te mi manda a quel paese se gli chiedo l’autografo adesso?” Mentre sto per rispondergli, Lloyd scompare per riapparire alle mie spalle, attorniato dai giornalisti. Stava tenendo interviste con la mia schiena come sfondo (e sono stato tentato fortemente dal girarmi ed abbracciarlo come fosse stato il mio più caro amico). Poi ci rifletto: un’intervista con una decina tra giornalisti, fotografi e cameraman, in un cubicolo di un metro per due, tra il bancone e la cucina? Chi diavolo può mai essere il genio criminale che ha organizzato le – ovvie – interviste in un modo così becero?

Finita pazientemente la sessione di intervista, un Lloyd accompagnato da un nugolo di personcine con sorrisetti accondiscendenti (e un po’ leccaculo, diciamolo), si avvia verso il tavolo della conferenza (attrezzato per l’occasione con due volantini svolazzanti appesi alla cornice di un lcd inchiodato alla parete). Qualche minuto di silenzio e al bancone si avvicina l’organizzatore che, rivolgendosi al proprietario del locale chiede se ha un microfono. Ovviamente, non essendo un bar karaoke, manco l’ombra. UN MICROFONO?! Come puoi organizzare una conferenza-incontro-presentazione senza pensare di prenderne uno? Al buio (le luci sul tavolo sono state accese a circa metà incontro) e senza microfono, Lloyd, il moderatore e il traduttore hanno cominciato a parlare (quasi in una conversaione personale) mentre una folla di gente si alzava all’unisono e si avvicinava al tavolo, per ascoltare e vedere l’artista per il quale erano venuti. Io sono rimasto in fondo alla sala, senza possibilità di vedere il disegnatore, coperto dalle teste e dalle schiene degli astanti, nè potendolo ascoltare, a causa dell’acustica. Dopo una mezz’ora abbondante di tempo perso ho deciso di andarmene, sconfitto dall’inettitudine nell’organizzare l’incontro.

Morale della favola? Lasciate che i professionisti facciano il proprio lavoro: un organizzatore di eventi avrebbe almeno contattato i media e avrebbe dedicato loro uno spazio adeguato, avrebbe scadenzato la tempistica e avrebbe allestito con un po’ di raziocinio il tavolo dell’incontro (con targhette, MICROFONI e, magari, sfruttando gli schermi sparsi per la sala con una telecamera puntata sul tavolo).
Cosa ricorderà Lloyd di questa sua visita a Napoli?

the Marius

Nel video, the Marius alle spalle di Lloyd

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