Ci stiamo dimenticando qualcosa?

C’è chi studia comunicazione e chi, per la maggior parte, no. Ma nessuno può dichiarare di non aver sentito parlare almeno una volta di “evoluzione dei media”. Tutti si danno un gran daffare per sottolineare quanto la comunicazione si sia evoluta negli ultimi anni, e di come i new media abbiano rivoluzionato il nostro modo di vivere e di porci in società. Il cinema è stato uno dei capisaldi della rivoluzione socioculturale del novecento. nato a ridosso del passaggio dal XIX al XX secolo è diventato in men che non si dica l’emblema della cultura moderna. Ma non tutti sanno che il cinema ha un fratello gemello bistrattato e spesso preso poco in considerazione, con il quale ha molto da condividere: il fumetto.
Già, Yellow Kid ha visto “L’arroseu arrosé” e ha suggerito al cinema tecniche di produzione simili quelle del fumetto (o viceversa?). Non mi credete? Soggetto, sceneggiatura e stoyboard cosa sono, allora? Già, si passa per una scaletta produttiva simile per le due arti, e poi cambia solo lo stile con il quale narrare la storia. Per immagini dinamiche o immagini fisse. Anche il fumetto come il cinema, si divide in popolare, capolavori dell’umana specie e monneza. Neil Gaiman è tra gli autori più amati e più qualificati. Il suo Sandman, masterpiece della filosofia e della poesia moderna, è stato pubblicato ripetutamente come BestSeller tra i migliori romanzi degli ultimi decenni. Ed è l’unico fumetto ad avere questo primato.
Nell’ultimo periodo il cinema si sta appropriando sempre più di personaggi e avventure pubblicate su carta patinata, sottolineando ancor di più il sottile baratro che separa queste due arti. Forse perché a HollyWood non sanno più cosa inventarsi. O forse perché ci si sta accorgendo che i fumetti non sono cosa da bambini, in fondo.Il fumetto è un media a tutti gli effetti. Tramite i ballon posso raccontare storie e punti di vista. Ed è un’arte a tutti gli effetti. Arte di saper scrivere, di saper narrare, di saper disegnare. Un’arte ipertestuale, perché combina immagini e testi nel miglior modo possibile. Ma spesso, soprattutto in Italia dove non esiste una cultura fumettistica, questi tomi non vengono presi in considerazione. Neanche tra i Semiologi e tra gli studiosi di comunicazione e sociologia. Anzi, no. Uno c’è: Umberto Eco. Ma non lasciamo il guru dei comunicatori italiani tutto solo!

the Marius

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